Babà-napoletanoL’elenco dei dolci napoletani è lungo e molto differenziato. Ci sono dolci per ogni festa, per ogni santo, per ogni occasione.

Dolci diversi per nascita,realizzazione,nobiltà o povertà.

Esisteva una cucina povera e dopo un pranzo essenziale “nà cosa doce” era il migliaccio, povero, semolino zuccherato ed infornato. Ma il semolino si nobilitò quando, secondo la tradizione, la cucina conventuale sfornò le sfogliatelle ed il ripieno,opportunamente trattato, è semolino.

La sfogliatella, elaborato appannaggio dei laboratori, non si trova facilmente nella cucinaPasticceria-napoletana-sfogliatella
casereccia. Oggi le sue ventiquattro sfoglie sono troppe per le pazienti casalinghe nostrane.

Un dolce che troviamo di frequente sulle nostre tavole è l’evoluzione della “torta di mandorle” si chiama “caprese” ed in casa si può fare facilmente.

Ci sono anche dolci che a Napoli abbiamo adottati e adattati rendendoli famosi anche come complimento: “Site nù BABA’ “.
Un re polacco, Ladislao, veniva a Napoli dai Borboni, allora regnanti per volontà di Dio e sopportazione di popolo. Durante il viaggio si rifocillava con una torta che il cuoco personale, che viaggiava al seguito, gli portava e serviva. Sopra ci beveva rhum allungato con acqua. Il viaggio era lungo, la torta seccava ed il re la inzuppò nel liquido.

Arrivato a Napoli il cuoco servì la torta già inzuppata ed i napoletani, lesti lesti, ne fecero il “BABA’ “.

PastieraIl dolce sommo della cucina napoletana , è la pastiera. E’ carica di sapori, profumi, significati, tradizioni, estetica ed oggetto di conversazioni infinite tante quante sono le varianti alla ricetta originaria. La pastiera è anche oggetto di attenzione nel lessico napoletano. Se dopo un buon pranzetto Nunziatina mi offre la sua pastiera, nel riferire ai familiari il menù io dirò: “é pò ci à data na BELLA pastiera.”

I dolci dei laboratori di pasticceria napoletana sono buoni, anzi buonissimi.

I dolci di casa sono pure belli. Sono fatti pensando a chi li mangerà, sono dedicati, sono un atto d’amore verso l’ospite, l’invitato noto ed atteso.

Il dolce professionalmente perfetto del laboratorio è buono ma anonimo, “chi tene sò accatta”. Non c’è rapporto tra il cuoco ed il cliente. Il quid che fa la differenza e fa “bello” il dolce di casa mia è quel pizzico di amore che Nunziatina ci ha messo nel prepararlo.

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